Perché Jurgen Klinsmann deve andare


C’è una credenza molto diffusa secondo la quale Jurgen Klinsmann avrebbe portato la nazionale USA dove non era mai arrivata prima, al livello più alto di sempre. Una credenza profondamente sbagliata e infondata.

Dal 2011 a oggi, il ct tedesco ha vinto un solo trofeo: la Gold Cup 2013. Il momento più alto della sua gestione è stato il Mondiale in Brasile, terminato dagli americani agli ottavi dopo un girone di ferro e una sfida persa contro il Belgio solo ai supplementari. Per il resto, c’è da segnalare la semifinale nella Copa America casalinga, due finali perse contro il Messico, diverse figuracce (tra cui la sconfitta in casa del piccolo Guatemala, l’eliminazione dall’ultima Gold Cup da parte della Giamaica e il 4-0 subito ieri dalla Costarica) e una costante e ostinata presa di posizione contro l’MLS.

Klinsmann non ha mai fatto mistero di considerare l’MLS un campionato molto inferiore rispetto ai suoi standard. Prima ha sconsigliato fortemente a Dempsey e Bradley di tornare in patria, poi ha tagliato Donovan dal mondiale brasiliano, suscitando un clamore mediatico che non si era mai visto prima negli States a livello calcistico. Negli ultimi anni ha convocato con insistenza calciatori improponibili come Orozco, Chandler, Arriola, Lichaj e tanti altri che sembravano poter vestire la maglia a stelle e strisce per il semplice fatto di non giocare in MLS. Molti di questi, infatti, non sono neanche titolari in Messico o nei campionati minori europei, mentre top player del campionato nazionale come Kljestan, McCarty e Feilhaber venivano lasciati inspiegabilmente a casa. Ultimamente ha chiamato persino Caleb Stanko, attaccante che milita in Liechtenstein!

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Questa sua presa di posizione netta e inamovibile gli ha messo contro tutta l’opinione pubblica, soprattutto perché un comportamento del genere rappresenta un ostacolo non indifferente alla crescita dell’MLS e una mazzata alla sua reputazione di lega sicuramente inferiore ai migliori campionati del mondo ma in grande crescita. D’altronde, perché un investitore, un calciatore o un agente dovrebbe credere in questo campionato se nemmeno il selezionatore della nazionale USA ci crede?

Oltre a questo aspetto, sono i numeri a dimostrare che l’esperienza di Klinsmann negli States è tutt’altro che straordinaria rispetto ai predecessori.

Bob Bradley ha allenato la nazionale per lo stesso periodo di tempo del tedesco, dal 2006 al 2011. In questi cinque anni ha centrato gli ottavi di finale nel mondiale sudafricano (come Klinsmann in Brasile) ma ha fatto molto meglio in tutte le altre competizioni: ha raggiunto tre finali consecutive di Gold Cup (vincendone una) e soprattutto ha sfiorato la vittoria nella Confederations Cup 2009 chiudendo in seconda posizione dietro al Brasile. Il suo mandato è finito nel 2011, quando Klinsmann ha fatto pressioni per ottenere il suo posto e ha contribuito al suo esonero (come raccontato recentemente da Bradley).

Bruce Arena ha fatto ancora meglio. Escludendo il terzo posto della nazionale USA al mondiale del 1930, nessun allenatore era mai riuscito a portare gli americani fino ai quarti di finale della coppa del mondo. L’attuale mister dei LA Galaxy ci è riuscito nel 2002, nella manifestazione di Giappone e Corea. Negli otto anni sulla panchina a stelle e strisce (dal 1998 al 2006), Arena ha anche vinto due Gold Cup (2002 e 2005) e ha centrato la terza posizione nella Confederations Cup del 1999.

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Bob Bradley

Contrariamente a quanto si pensa, quindi, Jurgen Klinsmann non ha portato la nazionale USA più in alto di quanto non fosse già arrivata in passato. E i suoi risultati sono anche condizionati dal fatto che la sua selezione è molto più forte di quella di Arena e Bradley. La federazione, consapevole della crescita del soccer, ha affidato la panchina a un tecnico europeo che sapesse dove portare il movimento e fosse in grado di fare quel salto di qualità necessario per competere con le migliori al mondo.

Ma il salto di qualità che non c’è stato, né dal punto di vista del gioco (i continui cambi di modulo hanno portato più volte a prestazioni pessime), né dal punto di vista dei risultati. E non c’è stata neanche la crescita del movimento, perché Jurgen Klinsmann si ostina a non voler dare una possibilità all’MLS, nonostante la sua sempre maggiore competitività sia sotto gli occhi di tutti.

In cinque anni il suo contributo non ha migliorato la situazione della nazionale USA, nonostante una rosa di nomi mai così competitiva. Considerando la sua crociata anti-MLS e il rischio concreto di non qualificarsi a Russia 2018 dopo le due sconfitte nell’Hex (il girone finale di qualificazione), non c’è momento migliore per liberarsi di Jurgen Klinsmann. Da un selezionatore che guadagna 2.6 milioni di dollari all’anno (il più ricco CT al mondo dietro a Marcello Lippi) e si è presentato alla stampa come il salvatore della patria, ci si aspetta molto di più.

Prima della nazionale USA, Klinsmann aveva allenato solo due squadre. Guidolin è un allenatore molto più umile, ma soprattutto preparato
Prima della nazionale USA, Klinsmann aveva allenato solo due squadre. Guidolin è un allenatore più umile, ma soprattutto molto più preparato ed esperto

La soluzione per il calcio USA non deve essere legata necessariamente a un tecnico europeo. Il modello europeo potrebbe non funzionare oltreoceano e gli ottimi risultati ottenuti da Bruce Arena e Bob Bradley dimostrano che il soccer può crescere anche dall’interno. L’attuale allenatore dei New York Red Bulls Jesse Marsch, ad esempio, ha idee di gioco molto precise e sicuramente applicabili alla rosa che avrebbe a disposizione sedendo sulla panchina della USMNT. Se poi si vuole continuare a puntare su tecnici stranieri, allora è meglio guardare ad allenatori di grande esperienza e ottima preparazione tattica. Un Francesco Guidolin, ad esempio, potrebbe essere facilmente un ottimo manager, in grado di rappresentare davvero una svolta per la nazionale USA.